26/03/14

ESTRATTO DA "DOPPELGÄNGER"



«Li avete presi gli inviti, vero?», si preoccupò Esther.
Emperatriz li tirò fuori tutti e tre dalla borsetta e li presentò agli addetti della sicurezza che, solo dopo averli visionati, trovando conferma dei loro nomi sull’elenco dei previsti alla cerimonia, le lasciarono passare dando loro il benvenuto.
«Se aspettavamo voi due…» mugugnò Emperatriz in direzione di Esther e Nacha, facendo nascere in quest’ultima un piccolo broncio divertente sul viso che le portò a ridere, mentre arrivavano nella sala adibita al party.
«Wow! Non si può dire che non sappiano fare le cose in grande…» commentò Esther, afferrando un bicchiere di champagne dal vassoio di uno dei camerieri che si muoveva tra la folla.
Aveva ragione. Sembrava di essere stati catapultati in un mondo diverso, un mondo fatto solo di lusso e di bianco, ma di grande eleganza e senza l’ombra di volgarità. L’ostentazione stessa della ricchezza era accurata e – a tratti – addirittura riservata, cosa che probabilmente doveva essere nell’indole stessa delle due famiglie a capo dell’organizzazione della serata.
Nacha si ritrovò a pensare che provava la medesima sensazione ogni volta che passava davanti alle ville dei Monserrat e di Madrigal. Le aveva sempre trovate dimore sontuose, sì, ma non esagerate come quelle dei ricconi che si vedevano in tv e che nulla avevano di elegante poiché – dell’esagerazione – ne avevano fatto il loro stile di vita.
«Ah! Siete arrivate!» la voce di Dante le raggiunse poco dopo, portando Nacha a sorridere e le altre due a sbuffare.
«Visto? E poi dici che ho torto!» fece Esther, dando un colpetto al braccio di Nacha.
«Smettila!», la rimproverò bonariamente l’amica.
«Di cosa parlate?» chiese Dante incuriosito dal loro breve scambio di battute.
«Di nulla! Lascia perdere…» tagliò corto Nacha, ma Esther ovviamente non poteva di certo farsi scappare l’occasione di una bella litigata con lui.
«A dire il vero stavamo parlando di quanto tu sia un vecchio maniaco, che dovresti fartela con quelle delle tua età e lasciare Nacha a ragazzi tipo…» nel bel mezzo della frase Esther si bloccò, fissando con occhi spalancati qualcosa alle spalle di Dante.
«Tipo?» la incitò quest’ultimo, che non si sarebbe fatto scappare la chance di battibeccare ancor meno della ragazza che adesso gli stava di fronte.
Dopo pochi attimi Esther parve riprendersi e un sorrisino malizioso le comparve sul viso.
«Tipo quel gran bel pezzo di ragazzone che si sta avvicinando in questo preciso momento…»
«Ma di che stai parl…» la stessa Nacha fu costretta a interrompersi, mentre si voltava verso i due. Le sue iridi incontrarono quelle scure di un ragazzo che, appena arrivato accanto a Dante, gli aveva posato una mano su una spalla e guardato il loro gruppo con un contagioso sorriso; il più affascinante che Nacha avesse mai visto. I capelli bruni di lui erano corti e luminosi, portati leggermente spettinati, ma non troppo. Era alto e atletico, indossava un completo giacca e pantalone abbinato a una camicia blu notte senza cravatta e di poco aperta sul davanti. Uno stile a metà tra il casual e l’elegante, ma che si sposava benissimo con la sua postura, con il suo atteggiamento e il modo di fare aperto e gioviale.
«Scusate se vi interrompo, ma…Dante? Nostro padre ti sta cercando, vuole parlarti. A dire il vero, sia lui che Manera vogliono parlarti…»
Le ragazze strabuzzarono ancora di più gli occhi, ma solo Esther – la più sfacciata tra loro – riuscì a tirare fuori il motivo del loro sbalordimento.
«Vostro padre? Cioè… voi due siete fratelli?»
«Purtroppo sì!» rispose Dante, ma il nuovo arrivato non diede peso a quel commento a mezza voce e annuì sorridendo.
«Sì, lo siamo! Io sono il fratello minore di Dante, il terzo in famiglia! Mi chiamo Nicholas…» 



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