Carissimi Fans, ecco a voi la conclusione dell'evento organizzato in onore del romanzo storico "Livia e Laura" di Francesca Rossi: "Viaggio nella Palermo del 1950. Protagoniste: Livia e Laura". L'Autrice ha risposto alle domande che Voi lettori avete lasciato nelle varie tappe... Francesca è stata cortese e gentilissima. Deliziatevi con le Sue parole!
1. Perchè
l’ambientazione proprio negli anni ’50? [Grazia]
Ho sempre amato gli anni
Cinquanta. Ho proprio un debole per questo periodo storico e da tempo pensavo
di ambientarvi qualcosa. È il momento della rinascita dopo la guerra e della
ricostruzione. In questi anni vengono gettate le basi per il nuovo ordinamento
sociale e geopolitico del mondo sia nel bene che, purtroppo, nel male. È un
periodo storico di forti contraddizioni, era ancora molto nebulosa la
conoscenza e la definizione di mafia, benché questa esistesse già e,
disgraziatamente, era ancora possibile perpetrare il delitto d’onore ed
esisteva il matrimonio riparatore. Elementi, questi, fondamentali per la genesi
di “Livia e Laura”.
2. Ciao
Francesca, complimenti, io sono curiosa… come mai hai deciso di inserire tanti
dialoghi in siciliano? Non pensi che questo possa essere controproducente o si
trovano solo in questo breve estratto? [Sabina Di Gangi]
Grazie! Ho inserito il
dialetto in quasi tutti i dialoghi del romanzo per vari motivi. Prima di tutto
volevo calare completamente la vicenda in Sicilia, darle, oltre alle
descrizioni di luoghi e profumi, anche lo spessore linguistico, ovvero
“avvolgere” completamente la storia nella splendida isola, farla vivere tra la
Storia e la sua gente. Poi c’è da dire che amo molto la musicalità del dialetto
siciliano. Io sono romana e, per questo, ho passato molto tempo a studiarlo,
volevo entrare nell’anima siciliana. Considero i dialetti un patrimonio
fondamentale per la nostra cultura, fa parte di noi, è un tassello senza il
quale il “puzzle” della nostra identità e del nostro percorso storico non è
completo. Lingue che corrono parallelamente all’italiano. Per questi motivi
credo che l’uso del dialetto possa essere un arricchimento per “Livia e Laura”.
Per rendere più facile la comprensione, ho inserito delle note che spiegano
significato e origine dei termini.
3. Francesca
sono felicissima per te! Ho imparato a conoscerti in questi mesi, devo dire che
ti ho apprezzato profondamente in qualità di persona e anche nei panni di
storica. :) Come sai, sono sempre stata “colpita” da tematiche di tale foggia,
soprattutto quando si tocca il nostro essere donna. Appunto, da qui deriva la
mia domanda: secondo te, quali sono i valori che le donne di oggigiorno
dovrebbero custodire gelosamente? [Rosie M.]
Grazie mille per le
bellissime parole! Essere donna non è mai stato facile e lo sappiamo bene.
Oriana Fallaci sosteneva che fosse una sfida, un’avventura fatta di coraggio e
determinazione. Sono assolutamente d’accordo e la Storia stessa lo insegna: in
queste poche parole è raccolta l’essenza dell’essere donna. Dobbiamo imparare a
pensare fuori dai retaggi culturali, con la nostra testa, senza paura del
giudizio degli altri. Questo, infatti, è il fattore che più ci condiziona.
Nella “valigia di valori” che ogni donna dovrebbe portarsi dietro, per tutta la
vita, ci devono essere coraggio, forza di volontà, libertà mentale, conoscenza
del mondo e del passato, soprattutto delle donne che ci hanno preceduto, per
imparare dai loro errori e dai loro punti di forza. Essere libere, come si può
intuire, è il valore principale. Libertà non vuol dire fare la prima cosa che
ci passa per la testa, ma vivere con consapevolezza della realtà che ci
circonda, nel rispetto degli altri ma con onestà intellettuale, ovvero portare
avanti le nostre idee, perfezionarle nel tempo, durante una fase di
apprendimento che dura tutta la vita. Avere, quindi, anche il coraggio di dire
no se qualcosa non ci convince.
4. Ciao
Francesca e complimenti vivissimi per questa tua nuova avventura editoriale.
Ho
letto che una delle due donne protagoniste porta il titolo di Baronessa di
Carini e immediatamente sono tornato indietro negli anni. Mi pare fosse il 1975
quando da bambino di 7 anni ascoltavo incantato la voce di Gigi Proietti
cantare la sigla di uno “sceneggiato”, come allora venivano chiamate le “fiction”, il cui titolo se non vado
errato era L’amaro caso della Baronessa
di Carini. Mi ricordo Ugo Pagliai, Adolfo Celi, Paolo Stoppa e anche una
giovanissima Enrica Bonaccorti. Visto che anche il tuo romanzo è ambientato a
Palermo, anche se più di un secolo dopo, e che si parla di passioni, ti sei in
qualche modo ispirata a questo sceneggiato? [Paolo Bondielli]
Grazie Paolo! Lo
sceneggiato “L’Amaro caso della Baronessa di Carini” è un capolavoro. Lo
conosco, come conosco anche il remake interpretato da Vittoria Puccini nel
2007. Di sicuro sono tra le mie fonti di ispirazione, però “Livia e Laura” non
nasce direttamente da questi due importanti film a puntate. Diciamo che hanno
fatto parte del materiale da me studiato per scrivere il romanzo, in quanto ho
analizzato tutto ciò che parlasse di Laura Lanza, ma in “Livia e Laura” mi sono
concentrata molto sul discusso collegamento Beati Paoli-mafia, sulla vera
storia della Baronessa mescolata al celebre poemetto. Da anni, infatti, volevo
scrivere qualcosa su questi due “casi” tutti italiani, misteriosi e a cui,
penso, non è ancora stato dato il giusto rilievo.
5. Complimenti,
Francesca. Ho letto l’estratto e devo dire che, l’ambientazione palermitana,
essendo Palermo la mia città, mi ha intrigato molto. Ho notato che hai inserito
dei termini dialettali. Come ti sei documentata su di essi? Qualcuno ti ha
aiutata? E soprattutto, ti sei divertita a scoprire suoni e significati di
questo splendido e antico dialetto? [Sara Purpura]
Grazie a te, Sara! Il
fatto che una siciliana doc. dica queste cose è per me motivo di grande
orgoglio. Le tue parole sono verissime: ho scoperto sonorità nuove e una
musicalità davvero eccezionale nel dialetto siciliano. Ho fatto tutto da sola,
mi sono documentata su grammatiche moderne e più antiche, visto film, letto
romanzi (come Camilleri, per esempio, un vero maestro), ascoltato canzoni (Rosa
Balistreri è la mia preferita). Qualunque cosa mi capitasse. Cercavo
continuamente, se per caso non trovavo una regola grammaticale cercavo di
dedurla dagli esempi che avevo. È stato un bel lavoro, ma l’ho fatto con tanto
amore, però se trovate qualche errore nel dialetto usato nel romanzo non
esitate a dirmelo. Sono in continuo apprendimento e mi fa piacere sapere se e
dove sbaglio.
ì 6. Estratto
interessante. Ho una domanda per te, Francesca: da dove nasce la voglia di
ambientare il tuo romanzo proprio in Sicilia? Cosa ti ha spinto a preferire
questa terra rispetto ad altre? [Sara Purpura]
Del grande amore che mi
lega alla Sicilia ho già parlato. Un legame nato molti anni fa, quando visitai
la splendida isola per la prima volta. Non posso negare che questo luogo mi
abbia affascinato, anzi, ammaliato fin da subito, qualcosa di inspiegabile, di
molto profondo. Di certo la Storia, l’arte che vi si respirano hanno fortemente
contribuito, ma c’è dell’altro che mi è sempre sfuggito. Da arabista non posso
non pensare alla dominazione araba e a ciò che ha lasciato, al modo in cui è
riuscita a convivere con l’anima cristiana (ce ne sono evidenti tracce ancora
oggi). La Sicilia resta un adorato enigma, per me, ma oggettivamente,
nonostante i problemi, è un gioiello che meriterebbe di essere sempre più
valorizzato. È una sirena che ti chiama e ti chiede di scrivere una storia che
parli di lei.
7. Qual
è stato il fatto o il motivo che ti ha spinta a scrivere una storia come
questa, oltre al visibile interesse per la Baronessa di Carini? [Valentina]
Volevo
parlare di donne, o meglio, di quanto possono essere coraggiose le donne.
“Livia e Laura” è un romanzo tutto al femminile e le due protagoniste sono, in
un certo senso, la personificazione della Sicilia e, nello stesso tempo,
dell’Italia. Devo
dire, poi, che la Sicilia è stata anche un meraviglioso pretesto per parlare proprio
del nostro bellissimo Paese che, forse, un po’ maltrattiamo e di cui non ci
prendiamo cura con costanza e impegno. Ecco, dovremmo valorizzarlo meglio.
“Livia e Laura” è il mio piccolo canto d’amore alla Sicilia e alla mia
Italia.
8. Mistero
e sentimenti si intrecciano in questo romanzo. Cosa vorrebbe dire al lettore
per invogliarlo a leggere questo splendido romanzo? [L’Editore]
“Livia e Laura” è un
romanzo d’amore in cui vengono esaltate la femminilità e il diritto alla
libertà. Si parla dell’Italia e dei suoi misteri, di intrighi, tradimenti,
passioni. Siamo una nazione notoriamente esterofila e se questo da una parte
può avere dei vantaggi, rischia di farci perdere il quadro d’insieme della
nostra realtà, altrettanto importante. “Livia e Laura”, quindi, vorrebbe
offrire uno spunto di riflessione sulla condizione della donna italiana di ieri
e di oggi, su tematiche attuali come la mafia e il femminicidio, chiarendo
senza possibilità di dubbio che l’amore non è mai una catena, ma rispetto verso
l’altro e le relazioni non devono diventare gabbie, bensì luoghi del cuore
aperti verso le incognite del futuro.
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